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di Gioachino Belli
Er
còllera mòribbus
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Er còllera mòribbus
28° (colera ad Ancona – iniziale incredulità …)
(1) Perché nnun c’ereno antri guai, stasera Perché non c’erano altri guai, stasera
scappeno fora cor collèra a Ancona. se ne vengono fuori con il colera ad Ancona.
Mó, ammalappena una campana sona, Ora, appena una campana suona,
sona a mmorto, e sto morto è de collèra. sona a morto, e questo morto è di colera.
Sarà ccrepata ar piú cquarche pperzona Sarà crepata al più qualche
persona
de fonghi, o dde lumache o ffichi o ppera...
di funghi, di lumache o fichi o pera…
Ebbè, ddich’io, sc’era bbisoggno, sc’era, Ebbè,
dico io, c’era bisogno, c’era,
de tutta sta chiassata bbuggiarona? di
tutta questa chiassata bugiardona?
Nun zerve, cqua er collèra, sor Rimonno, Non serve, qua il colera, sig, Raimondo,
se lo vanno a ccercà ccor moccoletto:
se lo vanno a cercare con il moccoletto:
lo chiameno, per dio!, propio lo vonno. lo chiamano, per dio!, proprio lo
vogliono.
Quer ch’è ccerto è cc’a Ancona li facchini Quel che è certo che ad Ancona i facchini
se moreno de fame, e mme l’ha ddetto si muoiono di fame, e me lo ha detto
’na riverea de Monziggnor Pasquini. (2) un servitore di Monsignor Pasquini.
22 agosto 1836
1 Questo sonetto
porta la data del 22 agosto 1836, rispetto a quelli precedenti tutti del 1835.
Le notizie dello spandersi del colera ad Ancona vengono inizialmente
sdrammatizzate e poi presto diventano sempre più angoscianti, anche a Roma il
colera si sente alle porte.
2 Un servitore in livrea di Monsignor Asquini, allora delegato apostolico di Ancona.
Traduzione e note a cura di Maria Luisa Ferrantelli e Francesco Zaffuto
Immagine – Copertina del libro di Francesco
Borioni, canonico della cattedrale di Ancona nella prima metà dell’Ottocento, autore di una storia della epidemia di colera
di Ancona del 1836.
Post inserito il 4/12/20
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