Come un viaggio di lotta tra l’India e l’Africa nera



io come brecht
voglio essere un brecht
dell’india e dell’africa nera
e cantare i popoli animisti
delle foreste e dei deserti
sfruttati da sempre dai pochi
siano essi colonizzatori o capi indigeni
e che il mio canto diventi
anche azione e non solo vuota melodia
per giungere al più presto
alla consapevolezza dei diritti elementari
e al tintinnio delle armi
per sollevarsi dal giogo atavico
e cambiare radicalmente le cose

al compagno giuseppe gaglio
una luce profonda
si accende nei tuoi occhi
quando parli della rivolta indiana
di questi dannati della terra
come se fosse il tuo paese
e come il Che ti adoperi
per combattere con le tue armi
in questo paese così lontano
e così vicino ai tuoi ideali
coinvolgendo quanti più puoi nella solidarietà

canto africano
come un figlio di sengor
canto l’animo dell’africa nera
quella delle foreste di mogano
e delle paludi di mangrovie
dei grandi ippopotami sonnacchiosi
e degli scimpanzé vocianti
e soprattutto delle genti
dei villaggi più remoti
affinché il mio canto
giunga a tutti così chiaro
e ricco di voglia di cambiare
per essere sempre liberi
e vivere come si deve
con i diritti umani più elementari
anche quaggiù dove la vita
vale meno di niente
con il tam – tam di internet
o quello più tradizionale
che vibra ancora nei villaggi
senza muoversi dalla propria dimora
in viaggi massacranti e pericolosi

nell’india e nel bangladesh
per non dormire più per terra
indossare lo stesso lacero vestito per anni
chiedere sempre l’elemosina
e morire di aids e tant’altro
che bisogna lottare per un benessere
che sia uguale per tutti
i milioni di milioni di persone
e non solo per i pochi
che detengono tutte le ricchezze
nelle terre antichissime
dell’india e del bangladesh
dove i grandi fiumi scorrono lentamente
portando fertilità alle pianure
tra i templi millenari

con la lotta del popolo indiano
per riscattare una vita
fatta solo di vuote parole
non resta che la lotta
essere almeno un piccolo ingranaggio
di un progetto grandioso
di riscatto di un popolo
sfruttato da sempre
prima dai coloni britannici
e poi dai pochi ricchi governanti
e dalle stesse caste
che impedivano ogni miglioria
per un tempo infinito
ora i paria gli ultimi
si sono ribellati a questo destino
lottando nella boscaglia indiana
uomini e donne insieme
ed io sono con loro
in qualche modo partecipe e attivo

il seme del riscatto
per una poesia militante
non inutili elemosine e vuote parole
che ripropongono sempre i problemi
ma il seme del riscatto finale
per dare uguale dignità a tutti
ecco la missione dei paladini del terzo mondo
per dare un senso alla vita loro
e alla nostra insieme a quei medici
che vogliono impegnarsi per la salute
degli ultimi del pianeta
… e ancora vivo

Pino Canta - 5 /10 settembre 2012