Visualizzazione post con etichetta Belli Gioachino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Belli Gioachino. Mostra tutti i post

Er còllera mòribbus (34) (quest’anno Natale senza festa…)

 

BUON 
NATALE
A TUTTI
IN OGNI CASO

Questo sonetto 

pare riferirsi al Natale

senza festa del 2020, 

ma  trattasi del 

Natale del 1836,

e conclude il Poemetto di Gioachino Belli

 Er còllera mòribbus

(tutti i 34 sonetti sono stati inseriti su Arpa eolica con link che permettono 

il collegamento)

il  sonetto precedente        

Vai all'indice completo sul primo sonetto


Er còllera mòribbus 

34°  (quest’anno Natale senza festa … n.d.r.)

Er còllera mòribbus – alle pandemie reagiamo allo stesso modo (1)


Era il 1835
e il colera, che aveva devastato l’Europa, cominciava a penetrare in Italia.
Gioachino Belli scrisse, nei mesi che vanno dall’Agosto del 1835 al dicembre 1836, ben 34 sonetti, che legati insieme formavano un poemetto , a cui diede il titolo di Er còllera mòribbus.
I sonetti, erano come una lunga discussione in una osteria di Roma, e ben descrivevano le reazioni del popolo di fronte a quel morbo.
Nei sonetti le reazioni popolari che oggi possiamo ritrovare, sotto tanti aspetti, nel percorso della pandemia di Covid 19 che assilla la nostra epoca: la iniziale incredulità all’avanzare del morbo, il mettere in relazione il morbo con la collera divina e con cattivi comportamenti umani, le divergenti posizioni dei medici, le teorie del complotto, le barriere tra zone limitrofe, il biasimare i comportamenti del Potere. Pare che tutto oggi si ripeta.

 Qui di seguito il primo dei sonetti, I SUCCESSIVI ai seguenti link: (2) (3) (4) (5) (6) (7) (8)(9) (10) (11) (12) (13) (14) (15) (16) (17) (18) (19) (20) (21) 

Er còllera mòribbus  (1)

LEZIONE DI SATIRA e DI LIBERTÀ e tre sonetti di G. BELLI

 

? La satira quando tocca la religione si può considerare come blasfemia?

  Sonetti come quelli di Gioacchino Belli, in un contesto mussulmano,  potrebbero ricevere una condanna capitale;   ed anche nello Stato Vaticano di allora  i rischi erano notevoli.

 Lo stesso Belli era preoccupato sul come poteva reagire il Potere vaticano rispetto ai suoi sonetti, che erano pieni di versi talvolta audaci, licenziosi e blasfemi; ed erano destinati, nelle intenzioni del Belli,  a rimanere clandestini. Infatti,  il poeta incaricò l’amico Monsignor Tizzani di distruggere, dopo la sua morte,  la sua produzione dialettale.

La vita dell’Omo


   La vita dell'Omo


 Nove mesi a la puzza: poi in fassciola 
tra sbasciucchi, lattime e llagrimoni:
poi p’er laccio, in ner crino, e in vesticciola,
cor torcolo e l’imbraghe pe ccarzoni.
  
     Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
la rosalía, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vvormijjoni. 
   
     Poi viè ll’arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,
   
     er zol d’istate, la neve d’inverno...
E pper urtimo, Iddio sce  bbenedica,
viè la Morte, e ffinissce co l’inferno.

Gioachino Belli -  Roma, 18 gennaio 1833

Tripisciano e il monumento a Belli


Il monumento fontana, dedicato al grande poeta romano Gioachino Belli,  è opera del grande scultore nisseno Michele Tripisciano.  

Il monumento, interamente in travertino,  è situato nel più antico e

Quella che fa paura a Facebook

Courbet fa paura ai social- network  -  Ma in realtà fa paura proprio lei  
L'origine del mondo

Accade che il malcapitato che ha inserito un link con quell'immagine si possa vedere cancellato il profilo e se non ci sta a quella censura si deve rivolgere ad un tribunale della California - la giustizia francese non ci sta a questa clausola. Qui il link dell'Ansa - e il commento poetico di Giochino Belli:

G. Belli: merito, fortuna e denaro









Spesso si dice di premiare il merito
ed al mondo ci stanno i vincenti che si dice siano impastati di merito;
poi si scopre che …
Vediamo cosa ci dice Gioachino Belli

"Le donne non possono essere preti" Dottrina definitiva

"Le donne non possono essere preti" Per Il cardinale Ladaria prefetto dell'ex Sant'Uffizio: "La dottrina è definitiva, sbagliato creare dubbi tra i fedeli. Cristo conferì il sacramento ai 12 apostoli, tutti uomini"

Notizia apparsa il 29 Maggio 2018 – qui il Link
E qui di seguito un altro link di Arpa eolica con un sonetto di Gioachino Belli che spiega le necessarie doti per fare il prete.

San Silvestro e il sonetto del Belli

Diversi sonetti di Gioachino Belli descrivono e criticano certe leggende di Santi che per le loro esagerazioni cozzano con il minimo esercizio della ragione.  Il Belli fa parlare un popolo romano che crede, ma ha  anche un certo ritegno nell’essere credulone,  e  smorza  con una battuta ogni esagerazione.
Una di queste leggende è quella di San Silvestro e della sua velocissima mula bianca.

La morte sta anniscosta in ne l’orloggi

Fra poco arriva la fine anno e tanta gente del Mondo starà attaccata alle lancette degli orologi per vedere il passaggio del tempo. Arpa eolica vi propone in lettura la poesia 
“La golaccia”  di Gioachino Belli

Miracolo: cronaca e poesia

Il miracolo lo troviamo nelle cronache di oggi:  Napoli – miracolo di San Gennaro
Alleghiamo il link dell’ansa che spiega l’accaduto il 6 maggio 2017 ore 20, 04

E POI qui LO STESSO MIRACOLO DESCRITTO
DA GIOACHINO BELLI  in maggio del 1834

il Belli e le doti per fare il prete


Il Papa  ha annunciato che intende 
di studio sul diaconato femminile nella Chiesa.  Il diaconato, infatti, è il primo grado dell'ordine sacro, seguito dal sacerdozio e dall'episcopato.
 I diaconi possono amministrare alcuni sacramenti tra i quali il battesimo e il matrimonio e in alcuni paesi ci sono intere regioni nelle quali sostituiscono ormai i sacerdoti nella guida delle comunità parrocchiali. Certo non preti completi ma dei possibili coadiuvanti.
 Riuscirà Papa Francesco ad aprire questa strada? Ai posteri l’ardua sentenza.

LA VIGGIJA DE NATALE – di G. Belli



L’ironia pungente del Belli ci può servire in questi giorni di festa per sorridere e per riflettere. Questa poesia è stata scritta nel lontano 1832, oggi i tempi sono molto cambiati;  ma qualcosa, forse, non è poi cambiata tanto. Possiamo immaginarci che i due stanno parlando del portone di un cardinale oggi tanto discusso. 
In Video da youtube una lettura curata da Sergio Carlacchiani

Qui la lettera del sacerdote Paolo Farinella che parla oggi di un discusso cardinale

e qui il testo di Giuseppe Gioacchino Belli

LAVIGGIJA DE NATALE 

Ustacchio, la víggija de Natale
Te mmettete de guardia sur portone
De quarche mmonzignore o cardinale,
E vederai entrà sta prícissione.

Mo entra una cassetta de torrone,
Mo entra un barilozzo de caviale,
Mo er porco, mo er pollastro, mo er cappone,
E mmo er fiasco de vino padronale.

Poi entra er gallinaccio, poi l’abbacchio,
L’oliva dolce, er pesce de Fojjano,
L’ojjio, er tonno, l’anguila de Comacchio.

Insomma, inzino a nnotte, a mmano ammano,
Te llì tt’accorgerai, padron Ustacchio,
Cuant’è ddivoto er popolo romano.

30 novembre 1832

per chiudere un'antica stampa inglese del 1879 - il digiuno parziale -

 Monsignore servito a tavola, riccamente imbandita e in una dimora di lusso, da un’elegante cameriera, alla presenza del prete-segretario. Stampa inglese del 9 agosto 1879 (“The Illustrated Sporting and Dramatic News”) contro i viziosi preti della Chiesa di Roma amanti del lusso e del cibo, molto più della religione. La didascalia è caustica: “Only a partial fast” (Solo un digiuno parziale). dal blog  http://mondodelbelli.blogspot.it/2012/12/natale-un-ben-di-dio-di-cibarie-per.html

G. Belli: il vino e il celibato dei preti


Pare che una lettera di 26 donne che convivono con preti sia stata fatta recapitare al Papa.
Lasciamo il Papa alle sue riflessioni sull’argomento e andiamoci a rileggere una spassosa poesia di G. Belli sull’argomento.  Nel sonetto del 1835 il Belli evidenzia la contraddizione tra preti cattolici di rito greco che possono prendere moglie e preti cattolici latini che si permettono qualche scappatella ma non possono prendere moglie. Sono le riflessioni ad alta voce di un curato al dodicesimo bicchiere di vino.


In vino veribus

Senti questa ch’è nnova. Oggi er curato
ch’è vvenuto ar rifresco der battesimo,
doppo unisci bbicchieri, ar  dodiscesimo
ch’er cervello je s’era ariscallato,

ha ddetto: «Oh ccazzo! A un prete, perch’è nnato
in latino, è ppermesso er puttanesimo,
e ll’ammojjasse nò! Cquello medesimo
che ppe un Grego è vvertú, ppe mmé è ppeccato!».

E sseguitava a ddí: «Cchi mme lo spiega
st’indovinello cqua? cchi lo pò ssciojje?
nemmanco san Giuseppe co la sega.

Cosa sc’entra er parlà cquanno se frega?
Che ddiferenza sc’è rriguardo a mmojje
da la freggna latina a cquella grega?».


3 aprile 1835

Qualche nota sui preti cattolici di rito greco a cui è consentito avere moglie




Immagine - Antica incisione di Bartolomeo Pinelli – 1820 – osteria del Gallo

(commenti e note a cura di Maria Luisa Ferrantelli e Francesco Zaffuto)

Per le altre poesie del Belli vai alla pagina monumento sotterraneo

L'aducazzione


Accade in Roma lì 12 giugno 2013
  53 anni, era in auto con il figlio di 18 anni quando è scoppiata una lite per motivi di viabilità tra i due e un 31enne al volante di un'altra macchina.  Dopo la lite, padre e figlio si erano allontanati, tornando a casa. Poi il 53 enne  è sceso di nuovo con il figlio e in strada ritrova il 31 enne, ritornano a litigare, il 31 enne ferisce al volto il 18 enne con un coltello.  A quel punto il padre del ragazzo, armato di pistola, non ha esitato a vendicare il ferimento del figlio: ha sparato contro il 31 enne, che nel frattempo si stava allontanando. Il proiettile ha colpito il 31enne alla nuca, finito in terra esanime.
  In poco tempo sono arrivati sul posto le forze dell'ordine e gli operatori del 118. Ma l'ambulanza è stata presa d'assalto dai parenti del 31 enne ucciso  con una sassaiola: non volevano che il 18enne, figlio dell'uomo che aveva sparato, venisse soccorso. Il ragazzo era a terra e i sanitari tentavano di avvicinarsi e la furia della folla si è scatenata su di loro. Sono stati picchiati in tre, uno di loro ha la spalla rotta.  Per continuare a leggere la notizia  ….
Ma cosa cova nei nostri nervi e come un’educazione non ha saputo frenarci?
Ma quale è stata la corretta educazione?
Qui il sonetto di Belli su un certo modo di dare l’educazione nel 1830 che pare non sia cambiato …

L'aducazzione

Fijjo, nun ribbartà mai Tata tua: 
abbada a tté, nun te fà mmette sotto. 
Si quarchiduno te viè a ddà un cazzotto,
lì ccallo callo tu dàjjene dua.
    
     Si ppoi quarcantro porcaccio da ua 
te ce facessi un po’ de predicotto,
dije: «De ste raggione io me ne fotto;
iggnuno penzi a li fattacci sua».
       
     Quanno giuchi un bucale a mmora, o a boccia, 
bevi fijo; e a sta gente buggiarona
nu gnene fà restà  manco una goccia.
       
     D’esse cristiano è ppuro  cosa bbona:
pe’ questo hai da portà ssempre in zaccoccia
er cortello arrotato e la corona.

Roma, 14 settembre 1830

Note di traduzione: Figlio non rinnegare mai tuo padre:

bada a te e non ti fare mettere sotto.
Se qualcuno ti viene a dare un pugno
tu subito dagliene  due.
Se poi qualche altro porco da uva
Ti viene a fare un po’  di prediche
digli “di queste ragioni io me ne fotto;
ognuno pensi ai fattacci suoi”.
Quando giochi a boccale o a morra (antichi giochi di osteria dove le regole spesso prevedevano di lasciare gli alti senza poter bere)
bevi figlio; e a sta gente bugiarda
non gliene fare restare manco una goccia.
D’essere cristiano è pure una buona cosa:
per questo devi portare sempre nella saccoccia
il coltello affilato e la corona del rosario.

I princìpi  educativi messi in bocca a un popolano, per meglio esprimerne la sostanziale brutalità e volgarità, non sono altro che i correnti valori , espressi forse più ipocritamente, che dovrebbero caratterizzare un” vero uomo”: farsi rispettare, rispondere alle offese, non accettare lezioni da nessuno,curare i propri interessi a discapito degli altri; una “virilità” insomma, presente in tutte le classi sociali e in tutti i tempi. Il sarcasmo del riferimento finale alla bontà d’essere cristiano  sta a sottintendere quanto il cristianesimo, con i suoi princìpi totalmente capovolti  di mitezza, perdono, porgere l’altra guancia, amare il nemico, amare il prossimo,  non sia riuscito minimamente a scalfire nei secoli una morale che addirittura esalta la vendetta, l’egoismo e l’arroganza; ma l’ironia maggiore consiste nella totale dissociazione, assai diffusa, di chi si considera malgrado tutto totalmente  cristiano, riducendo la sua fede  a delle formalità rituali,come il portare il rosario in tasca, senza però  mai abbandonare il coltello,accostamento che simboleggia con  potente sintesi l’ incoerenza dominante.  

(commenti e note a cura di Maria Luisa Ferrantelli e Francesco Zaffuto)
Per le altre poesie del Belli vai alla pagina monumento sotterraneo


Immagine – una lite –  di Bartolomeo Pinelli

post inserito il 15/06/13


Torna all’ Home page

ER GOVERNO DER TEMPORALE


Papa Bergoglio, in qualche modo, l’11/giugno 13,
 ha ricordato ad alcuni cardinali amanti di banche che:
"San Pietro non aveva un conto in banca, e quando ha dovuto pagare le tasse il Signore lo ha mandato al mare a pescare un pesce e trovare la moneta dentro al pesce, per pagare". "Si devono portare avanti le opere  con cuore di povertà, non con cuore di investimento o di un imprenditore",
 Il Papa parla un po’ come avrebbe fatto un tempo Gioachino Belli  che in questa poesia criticava il potere temporale della Chiesa,esercitato allora con tutte le prerogative di una monarchia assoluta (leggi,tasse, guerre, condanne che prevedevano carcere, torture e pena di morte). Ma ancora sono in tanti i cardinali affezionati a un certo potere finanziario che in qualche modo è un retaggio del vecchio potere temporale della Chiesa.

ER GOVERNO DER TEMPORALE

     Ôh, penzateve  un po’ come volete
Ch’er reggno ar Papa je l’ha dato Iddio,
Io sto co le parole de don Pio:
“Sete cojoni assai si ce credete„.
       
     E Gesucristo ar popolo giudio
Sapete che je disse? eh? lo sapete?
“Io sò vienuto in terra a ffà da prete,
E nun è de sto Monno er reggno mio„.
       
     Che bella cosa saría stata ar Monno
De vede er Nazzareno a ffà la guerra
E a scrive editti fra viggijja e ssonno!
       
     E, de ppiú, mmannà l’ommini in galerra,
E mette er dazzio a le sarache e ar tonno
A Ripa-granne e a la Dogàn-de-terra.

Gioacchino Belli 13 gennaio 1834

Note di traduzione – Il governo der temporale (già dal titolo il Belli ironizza sulla parola temporale come se il popolo lo intendesse anche  come un accadimento climatico sfavorevole)
 - Oh, pensatela un po’ come volete
che il regno al Papa glielo ha dato Dio
io son  d’accordo con le parole di don Pio (don Pio sta per uomo della strada)
siete coglioni assai se ci credete.
E Gesù Cristo al popolo ebraico
sapete che gli disse? Eh? Lo sapete?
“Io sono venuto in terra a fare da prete (da guida spirituale)
e non è di questo Mondo il regno mio”.
Immaginate che bella cosa sarebbe stata al mondo
 vedere il Nazzareno fare la guerra
e scrivere editti dalla mattina alla sera!
E per di più, mandare gli uomini in galera,
e mettere il dazio alle sarache (sarache, sta per sarachi affumicati) e al tonno
.a Ripa-grande, (porto e dogana sul Tevere, per le merci provenienti dalla via di mare) e alla Dogana di terra. ( per le merci che venivano per via terrestre e si trovava a Piazza di Pietra).

(commenti e note a cura di Maria Luisa Ferrantelli e Francesco Zaffuto)
Per le altre poesie del Belli vai alla pagina monumento sotterraneo

Immagine - Giuseppe Vasi incisione del porto di Ripa Grande da
http://www.romeartlover.it/Vasi97.htm 

post inserito su Arpa eolica il 14/06/13


Torna all’ Home page

L'Imbo


Il sonetto del Belli sul Limbo inizia con un titolo storpiato l’Imbo, d'altronde il narratore è un popolano che sta spiegando in una osteria cosa è il Limbo.  Nelle osterie del 1830 forse c’era più cultura che non nella scatola televisiva che tanti italiani moderni guardano in silenzio.  Tanti cattolici e tanti laici probabilmente neanche sanno che papa Benedetto XVI, nel maggio del 2007,  il Limbo lo ha abolito