il Belli e le doti per fare il prete


Il Papa  ha annunciato che intende 
di studio sul diaconato femminile nella Chiesa.  Il diaconato, infatti, è il primo grado dell'ordine sacro, seguito dal sacerdozio e dall'episcopato.
 I diaconi possono amministrare alcuni sacramenti tra i quali il battesimo e il matrimonio e in alcuni paesi ci sono intere regioni nelle quali sostituiscono ormai i sacerdoti nella guida delle comunità parrocchiali. Certo non preti completi ma dei possibili coadiuvanti.
 Riuscirà Papa Francesco ad aprire questa strada? Ai posteri l’ardua sentenza.

Certo sono secoli che la Chiesa afferma che per il sacerdozio sono necessari attributi maschili. Vediamo come Gioachino Belli parla di queste doti; e ne parla incidentalmente in un sonetto, dove non affronta il problema del sacerdozio femminile, ma in qualche modo affronta la cosiddetta natura necessaria per il sacerdozio.
Il Belli ironizza su una pratica particolarmente trucida della sua epoca: dei ragazzini venivano resi eunuchi per conservare una voce da soprano e venivano impiegati nei cori delle chiese oltre che nei teatri mondani; nella cappella Sistina fino ala fine dell’800  si conservò l’uso di cantanti castrati.

Nel sonetto “Er zoprano” un compare (uomo) e una comare (donna) parlottano tra loro,  mentre ascoltano dei cantori dentro una chiesa. Il compare dice che il cantante, con la voce di soprano, è un prete e che in qualche modo non può essere completamente un castrato, perché ai castrati in quei tempi veniva preclusa la possibilità di prendere gli ordini sacerdotali. Quindi il compare conclude che ci deve essere un motivo: deve avere ancora incartato qualcosa al suo borsellino oppure è interamente lui un coglione.  Dalle conclusioni degli ultimi versi,  è abbastanza evidente che le norme canoniche di allora escludevano in maniera totale ogni ipotesi di sacerdozio per chi non avesse gli attributi maschili; norme che sono rimaste le stesse fino ad oggi.

Er zoprano

 Vedi cuer Cazzabbúbbolo, commare,
che nnun c’è pporta uperta che cce capa,
e, ccor cappello in zur boccino,
 pare
un gigante co un fongo s’una rapa?

     Cuello è un cappone senza quajottare:
cuello è un crastato
 con vosce de crapa;
cuello nun è ccommare né ccompare;
ma un mezzo maschio, un musico der Papa.
        
     Eppuro è pprete; e cco cquer zu’ voscino
pò ddí mmessa, si ttiè ne li carzoni
du’ granelli incartati ar borzellino.
        
     Perché dícheno tutti li Canóni
 
che Ccristo nun pò annà ssur pane e ’r vino
che a la vosce che vviè dda li cojjoni.

Roma, 6 gennaio 1833

Immagine – 1 statua del Belli a Roma
2 antica foto di coristi da

post inserito il 19/06/16
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