In questa epoca dove perfino trovare un misero lavoro è
considerato una Fortuna e dove alcuni particolari fortunati, che si sono seduti
in alti e lucrosi scranni, vantano propri ed esclusivi meriti, questa poesia
riveste tutta la sua attualità.
Giovanni Meli nella sua poesia La
Paci ci aveva presentato la dea Fortuna con tutti gli uomini che gli
correvano appresso per avere una scardidda (una briciola), qui la rappresenta
come un essere mitologico che va in cerca di uomini per costruire il suo impero; in
un’altra poesia-satira dal titolo “lu Tempiu di la Fortuna” Meli ritorna sul
tema descrivendo i meriti dei fortunati.
Qui
Arpa eolica presenta la poesia di Meli “La Fortuna” nel suo testo in siciliano
e con una traduzione letterale a fronte come guida; si è voluta allegare anche la traduzione
poetica fatta in veneto dal poeta Antonio Lamberti del 1818.
