L’Europa di cento anni fa in un romanzo

Oggi abbiamo un’Europa che parla delle sue crisi economiche e della sua crisi dell’Unità europea; cento anni fa in Europa c’era ben altro clima: la guerra.
Queste pagine di Luigi Natoli ci portano in un universo Europa passato, e in gran parte dimenticato, che giustamente deve farci paura.

Arpa eolica dedicherà un post ogni settimana del 2017 -  all’Europa di cento anni fa.
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Questa settimana dedichiamo il post a un romanzo di Luigi Natoli capace di portarci nel clima iniziale di quella guerra di cento anni fa.

Il romanzo di Luigi Natoli “Alla guerra!” fu pubblicato come romanzo d’appendice in 204 puntate sul Giornale di Sicilia dal 19 ottobre del 1914.
 In quel romanzo Natoli si cimentò come scrittore e come storico, ma soprattutto si cimentò come uomo;  con tutta la sensibilità di un padre che sentiva che, di lì a poco, quella terribile tragedia poteva coinvolgere anche  i suoi figli.  

 La vicenda narrata nel romanzo è la classica storia d’amore, ma la cornice è il dramma che stava vivendo l’Europa agli inizi della grande guerra;  e nella pagine di Natoli si evidenzia il tragico dolore in tutta la sua interezza.

Il romanzo è stato edito recentemente dalla casa editrice I buoni cugini
È ordinabile direttamente alla casa editrice
o tramite rete IBS

Qui di seguitò alcuni brani:

Morivan tanti ogni giorno, sul campo!... e giungevano le targhette di riconoscimento, tacite messaggere di lutto...

Ora non si uccideva più in quello stato di incoscienza che può scusare anche il delitto: in quella ubriachezza collettiva, in cui pare abolita ogni volontà individuale. Si uccideva tranquillamente, per divertirsi. Il bersaglio era lì, a cento metri, a cinquanta; era una gara a chi colpisse meglio

C’era ancora il cadavere del capitano, col suo profilo tagliente, coi baffi grigi quasi ispidi; disteso sul letto con le mani incrociate; ed era solo, chi poteva in quel momento vegliare un morto? Ella lo guardò con un misto di pietà, di ribrezzo, di cu-riosità. Sedette a un angolo della camera, sopra una seggiola bassa, e si mise a recitare le preghiere. Se ci fosse stata dell’acqua benedetta nella pila di porcellana appesa al capezzale del letto! Si alzò, guardò: c’era. Tolse allora la frondicella dell’ulivo bene-detto, che era infilata di traverso all’anello della piletta; ne immerse le foglie nell’acqua, e spruzzò il volto, le mani, la divisa del morto. E le parve di aver reso un pio e doveroso tributo verso di lui; le parve che il morto dovesse esserne lieto e grato. Ella se ne sentiva più sollevata; posò l’ulivo fra le mani del morto, e ritornò a sedere e a pregare.
Ah quell’ulivo, simbolo di pace e di concordia fra gli uomini, posto dalle mani inconsapevoli di una povera contadina, fra quelle di un ucciso nella tremenda guerra di sterminio, quale profondità di significati attingeva negli abissi del pensiero! La fede ingenua, la pietà umana, si confondevano con la più feroce e spietata ironia. Era il crollare rovinoso di tutte le teorie umanitarie e sentimentali dinanzi alla realtà inesorabile; ed era anche l’eterna aspirazione a una divina armonia; pareva una protesta contro la crudeltà belluina della guerra; il vaticinio o l’augurio che dalle terre bagnate di tanto sangue umano germogliasse l’albero della pace universale…"

La pagina di Arpa eolica dedicata a Luigi Natoli

post inserito il  27/02/2017
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