La vita dell’Omo


   La vita dell'Omo


 Nove mesi a la puzza: poi in fassciola 
tra sbasciucchi, lattime e llagrimoni:
poi p’er laccio, in ner crino, e in vesticciola,
cor torcolo e l’imbraghe pe ccarzoni.
    
     Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
la rosalía, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vvormijjoni. 
     
     Poi viè ll’arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,
     
     er zol d’istate, la neve d’inverno...
E pper urtimo, Iddio sce  bbenedica,
viè la Morte, e ffinissce co l’inferno.

Gioachino Belli -  Roma, 18 gennaio 1833

Qualche nota di traduzione -  Nove mesi a nuotare nel liquido  e  dopo le fasce, tra bacetti,  croste lattee e  lacrimoni. Poi arriva la cinghia attaccata dietro le spalle,  il canestro a  forma di campana per spingerti a camminare, le vesticciole buffe, con il torcolo  (un salva capo che un tempo si usava contro le cadute) e le braghe buffe che come calzoni sorreggono i pannoloni.
 Poi il tormento della scuola, l’abbecedario, le frustate, i geloni, la rosolia, la cacca da fare nella sedia con il buco, la scarlattina e i vermi allo stomaco.
 Ed ecco l’età adulta, il mestiere, la fatica, i digiuni religiosi, la pigione da pagare, le carceri, il governo, l’ospedale, i debiti e anche il sesso (la fica) con tutte le sue contraddizioni fa rima con fatica.
  Il tempo scorre, il sole d’estate e la neve di inverno, e per ultimo, Dio ci benedica, viene la morte e finisce con l’inferno.  E la punizione eterna dell’inferno va come a compensare stranamente la fatica di vivere.

Belli sarcasticamente polemizza con una concezione della religione tanto lontana dalla dura realtà dell’esistenza comune e reale da non accorgersi dell’assurdità di accompagnare la faticosa condizione umana con la continua minaccia dell’inferno.

 I sonetti di Gioachino Belli sono il grande monumento sotterraneo  della poesia italiana di cui non si parla  abbastanza. Se vale la pena di imparare l’italiano per leggere Dante, vale la pena di imparare il romanesco per leggere il Belli.
 Belli è il  poeta che per la forza della sua voce e per la profondità del pensiero  è paragonabile a Dante Alighieri.
  Erroneamente il Belli si considera solo come un poeta  satirico; c’è un nucleo imponente di sonetti  che portano a una grande riflessione sull’uomo e sull’universo,  composti con una fattura originale che sfida i tempi.
 I sonetti del Belli non sono solo, come lui stesso volle definirli , “un monumento alla Plebe di Roma”, sono  una  liberazione del pensiero dagli schemi, un guardare disincantato alla ricerca della verità.

Su arpa eolica faremo un percorso tra i sonetti del Belli, proponendone alcuni  e corredandoli con qualche nota . 
(commenti e note a cura di Maria Luisa Ferrantelli e Francesco Zaffuto)
Immagine - da una stampa di Bartolomeo Pinelli, il particolare di un bambino attaccato per la cinghia

Per le altre poesie del Belli vai alla pagina monumento sotterraneo

post inserito in Arpa eolica in data 02/06/13

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2 commenti:

  1. Il Belli è poco conosciuto, poco studiato e molto raramente presentato.
    Un pessimistico ma splendido excursus nell'inferno della vita che conduce all'inferno della morte.
    Ottima scelta il Belli, al di fuori degli osanna imperanti. Seguirò volentieri i passi successivi del percorso.

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  2. Belli e Trilussa: due poeti "antichi", che ogni loro poesia fa apparire assolutamente contemporanei.
    Ottima l'idea di proporre intanto il Belli, che dei due mi pare il più trascurato; poi più avanti anche qualche assaggio di Trilussa non sarebbe male.
    Grazie e ciao.

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