9 Maggio, Peppino Impastato

Un ricordo in due poesie: una di Peppino e una della madre


Un mare di gente

Un mare di gente
a flutti disordinati
s'è riversato nelle piazze,
nelle strade e nei sobborghi.
E' tutto un gran vociare
che gela il sangue,
come uno scricchiolo di ossa rotte.
Non si può volere e pensare
nel frastuono assordante;
nell'odore di calca
c'è aria di festa

Peppino Impastato, viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull'ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio "eclatante".


Chistu unn’è me figghiu
(Questa è la drammatica poesia che scrisse, l’anno dopo, la madre Felicia Bartolotta  Impastato. - La poesia è in sicilano; viene qui inserita una traduzione accanto, curata da Arpa eolica, è inserita per chi ha difficoltà a leggere il siciliano)
Chistu unn’è me figghiu.                                    Questo non è mio figlio
Chisti un su li so manu                                       queste non sono le sue mani
chista unn’è la so facci.                                      questa non è la sua faccia.
Sti quattro pizzudda di carni                             Questi quattro pezzetti di carne
un li fici iu.                                                            non li ho fatti io
Me figghiu era la vuci                                           Mio figlio era la voce
chi gridava ’nta chiazza                                       che gridava nella piazza
eru lu rasolu ammulatu                                        era il rasoio affilato
di li so paroli                                                          delle sue parole
era la rabbia                                                          era la rabbia
era l’amuri                                                             era l’amore
chi vulia nasciri                                                     che voleva nascere
chi vulia crisciri.                                                    che voleva crescere.
Chistu era me figghiu                                          Questo era mio figlio
quannu era vivu,                                                  quando era vivo
quannu luttava cu tutti:                                         quando lottava a tutti:
mafiusi, fascisti,                                                  mafiosi, fascisti,
omini di panza                                                     uomini di pancia
ca un vannu mancu un suordu                          che non valgono neanche un soldo
patri senza figghi                                                 padri senza figli
lupi senza pietà.                                                  lupi senza pietà.
Parru cu iddu vivu                                             Parlo con lui vivo
un sacciu parrari                                               non so parlare
cu li morti.                                                         con i morti.
L’aspettu iornu e notti,                                      L’aspetto giorno e notte,
ora si grapi la porta                                          ora si apre la porta,
trasi, m’abbrazza,                                             entra, mi abbraccia,
lu chiamu, è nna so stanza                               lo chiamo, è nella sua stanza
chi studìa, ora nesci,                                        che studia, ora esce,
ora torna, la facci                                              ora torna, la faccia
niura come la notti,                                           nera come la notte,
ma si ridi è lu suli                                              ma se ride è un sole
chi spunta pi la prima vota,                               che spunta per la prima volta,
lu suli picciriddu.                                                Il sole bambino.
Chistu unn’è me figghiu.                                   Questo non è mio figlio.
Stu tabbutu chinu                                              questa bara piena
di pizzudda di carni                                            di pezzetti di carne
unn’è di Pippinu.                                                non è Peppino.
Cca dintra ci sunnu                                           Qui dentro ci sono
tutti li figghi                                                        tutti i figli
chi un puottiru nasciri                                        che non poterono nascere
di n’autra Sicilia.                                                di un’altra Sicilia.

La madre di Peppino Impastato, lottò per tanti anni per la memoria di suo figlio e solo nel 2001 e 2002 si conclusero i due processi che portarono alla condanna dell’assassino e del mandante -  il 6 Dicembre 2000  fu approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.
Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.
Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino.

Per la biografia di Peppino Impastato il sito a lui  dedicato
https://it.wikipedia.org/wiki/Peppino_Impastato

post inserito il 08/05/16

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2 commenti:

  1. Questo ragazzo e questa mamma non saranno mai dimenticati.
    Grazie per questo post.
    Nou

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  2. Strazianti i versi di mamma Felicia Impastato e quanti soli sono stati smorzati in quella terra disgraziata quanto bella, la Sicilia.
    Cristiana

    RispondiElimina

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