“A zita” – sonetto di Luigi Cinardo








Da “VUCI DI PINSERA”, raccolta di sonetti di Luigi Cinardo,  è qui inserita la poesia “A zita”  – Arpa eolica ringrazia l’autore per il permesso di pubblicazione.

A zita

Si duci quannu fai a facciaredda:
mi ridi je ti vuoti di dda banna.
Si passu je ti ncuntru nta vanedda,
vasariti stu cori mi cumanna.

Rrussìchi si ti parru di vicinu....
palori tu un ni trovi ppi risposta.
Mi ridi se carizzi kataminu
e muta, tu rrispunni: “facci tosta”.

Ma a cori un si cumanna nti l'amuri!
E quannu, ppi risposta, tu mi vasi,
mi jinchi di fraganza com'un ciuri.

A menti e cori riènni chini rasi,
taliànnumi ccu l'occhi dill'amuri...
Nun servunu palori si mi vasi.


13 gennaio 2009      Luigi Cinardo

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La fidanzata

Sei dolce quando sbirci (giocosa):
mi ridi e ti giri dall'altra parte.
Se passo e t'incontro per la strada,
baciarti questo cuore mi comanda.

Arrossisci se ti parlo da vicino...
parole tu non trovi per risposta.
Mi ridi se carezze azzardo
e sottovoce, tu rispondi:”faccia tosta”.

Ma al cuore non si comanda nell'amore!
E quando, per risposta, tu mi baci,
mi riempi di fragranza come un fiore.

La mente e cuore rendi pieni  colmi,
guardandomi con gli occhi dell'amore...
Non servono parole se mi baci.

Questo sonetto, che pare trasportarci in una fresca atmosfera d’altri tempi, ci introduce nella narrazione poetica di Luigi Cinardo.
Il suo libro “VOCI DI PENSIERI” è una prima raccolta di sonetti  in siciliano nel particolare vernacolo di Mazzarino . Il contenuto dei sonetti è vario e riferito a situazioni reali con riflessioni personali. Spesso i suoi sonetti finiscono in considerazioni morali; fondamentalmente scritti per dire qualcosa a familiari ed amici, e alla collettività se ascolta.
Ai sonetti è sempre affiancata la traduzione in italiano.
Il libro è disponibile su
http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/305408/vuci-di-pinsera/

post inserito il 02/01/2017
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4 commenti:

  1. Mi sento lusingato positivamente per la scelta di inserirmi in questo blog. Quando iniziai a mettere su carta le mie sensazioni e lo feci con vocaboli che traducevo con la mente, mi accorsi che l'armonia veniva smorzata. Allora decisi di scriverle nel vernacolo con il quale mi esprimevo abitualmente. Le sfumature dell'espressione mi risultavano più consoni al sentimento. Ed ecco che provai contentezza nel realizzare tutti i miei sonetti ed anche piccoli poemi. Ringrazio Ciccio che dopo quasi mezzo secolo mi ha voluto ospitare in questo blog.

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    1. Quando il dialetto mantiene ancora tutta la sua forza espressiva non c’è miglior modo per veicolare il pensiero poetico. Sono stato ben lieto di averti rincontrato dopo tanti anni.

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  2. Carina. Trovo degli echi della poesia d'amore araba. Anche se questa è meno "fisica", più rosa he mirto.
    Certo avventurarsi nella poesia nel nostro secolo devastato è come avventurarsi di notte tra le macerie. Grazie Gino

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