Buon anno, forse


Fuori dalla finestra c’è l’inverno
Gli uccelli affamati sono volati lontano
Lei razzola qua e là tra miliardi di stelle nevose
Riposa un attimo sul pentagramma della staccionata
Poi riprenderà a cercare
E verranno nuovi giorni
Forse chi è volato lontano ritornerà
Per me e per lei
La conta dei giorni
Diverrà misteriosamente più breve
Proveremo a nascondere nel nostro cuore
Fino alla fine
Qualche traccia di vissuta bellezza
28/12/14 – (francesco zaffuto – dedicata a Maria Luisa)
Immagine – La Gazza - Claude Monet  1868 – 1869  Olio su tela  Cm. 89 x 130 - Musée d'Orsay – Parigi


Alla fine degli anni sessanta del XIX secolo, Monet cominciò ad estendere a tutti gli stati transitori, perfino fugaci della natura, la necessità di captare la sensazione, di rendere "l'effetto". Trascinando in questa impresa Pissarro, Renoir e Sisley, Monet tornò a misurarsi con il tema del paesaggio sotto la neve che Courbet aveva da poco rivisitato con grande successo in molte sue tele.
Attenuando il lirismo di quest'ultimo, Monet preferisce al mondo della foresta e della caccia l'immagine appena visibile di una gazza appollaiata sopra una staccionata che ricorda un pentagramma musicale. Sole ed ombra costruiscono il quadro e traducono l'inafferrabile materia semisolida e semiliquida. Il paesaggio impressionista era così nato, cinque anni prima della prima mostra ufficiale e del battesimo del movimento.
La raffigurazione di questo angolo di campagna della regione di Etretat, realizzata dal vero, rende possibile la percezione visiva di tonalità chiare e luminose del tutto inconsuete, come ha sottolineato il critico Félix Fénéon: "Il pubblico che aveva fatto la bocca ai pastelli dai colori bituminosi preparati dai capocuochi delle scuole e delle accademie, era disgustato da questo tipo di pittura chiara". La novità e l'audacia della scelta fatta da Monet, più preoccupato della percezione che della descrizione, spiega perché la tela fu rifiutata dalla giuria del Salon del 1869.



Nonosante qualche riconoscimento, e soprattutto l'interesse di Courbet, fu quello un periodo di gravi difficoltà per il pittore, specialmente dopo la nascita del figlio, che egli ebbe da Camille, la modella che sposò poi nel 1870. I suoi invii al Salon vennero quasi sempre respinti (come quello del 1869, in cui la giuria gli rifiutò uno dei maggiori capolavori, La gazza (Parigi, Musée d'Orsay), ma in quegli anni maturò il suo talento. 



La gazza (appunti trovati in rete - tre leggenda e tradizione)


La gazza è stata spesso considerata foriera di buona fortuna o di malaugurio, a seconda di quante volte viene avvistata e in che numero. Una delle ragioni di tali giudizi contrastanti viene dall'antica leggenda secondo cui essa fu l'unico uccello che rifiutò di entrare nell'arca di Noè, preferendo restare appollaiata sul tetto.
Da questa storia e dal modo in cui la gazza costruisce il nido, ha origine la superstizione secondo cui se si posa sul tetto di una casa, quest'ultima non crollerà mai.
Le gazze costruiscono con fango e ramoscelli il proprio nido, in genere grande e ancorato alla biforcazione di un albero o ad un cespuglio spinoso. il che garantisce stabilità.
I nidi sono molto disordinati.
Gli scozzesi hanno una filastrocca sibillina riguardante il numero di gazze che si possono incontrare, camminando all'aperto.
Uno dolore, due allegria, Tre un matrimonio e quattro un bambino, Cinque un battesimo e sei povertà, Sette è il cielo e otto l'inferno, 
Nella tradizione popolare americana esiste un collegamento simile: una sola gazza è sfortuna e può indicare ira;
due, baldoria e matrimonio.
Tre gazze indicano la riuscita di un viaggio:
quattro portano buone notizie e cinque compagnia o feste.
Questo uccello è associato alla stregoneria: un tempo si riteneva che le gazze fossero i familiari delle streghe e dei maghi, spiriti in forma di animali.
In parte questa credenza deriva dalla loro intelligenza e dalla loro attenta osservazione delle attività umane.

3 commenti:

  1. "Qualche traccia di vissuta bellezza", una fitta di malinconia.

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    1. la passata vissuta bellezza, vista o sentita, in qualche modo ci allontana dall'assenza. E' vero che la nostalgia può essere stringente, ma qualche ricordo bello ci può aiutare in vecchiaia. Ciao Ambra e un caro augurio

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  2. Cerco di conservare solo quelli belli, quelli che fanno spuntare un sorriso.
    Non rinnego niente, ma cerco di glissare i momenti spiacevoli.
    Anch'io ti auguro un Buon Anno 2015, forse, caro Francesco.
    Cristiana

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