Morirà il libro?

Qui il tema proposto
è
Morirà il libro?
Comincia a scomparire anche dai banchi delle scuole.
Scomparirà anche dal comodino della nostra camera da letto?
Ci addormenteremo tutti dopo avere spento una lavagnetta luminosa?

Potete inserire vostri commenti sul tema - suscitare dibattito - rispondere tra voi - anche questa redazione interverrà come voi con qualche riflessione.
Il Post resterà inserito con carattere permanente.

qui qualche intervento iniziale

Il libro non potrà mai morire, benché ce la stiano mettendo proprio tutta, a partire dall’agghiacciante proposta di introdurre già alle elementari libri di testo e quaderni in digitale. Non si stimola certo così l’amore per la lettura e per lo studio. Mi riaffiora alla memoria il piacere quasi fisico e la soddisfazione provata nell’infanzia di avere per le mani i miei primi libri di scuola. Ancora adesso i bambini, anche piccolissimi, sono attratti istintivamente dallo sfogliare libri pieni di illustrazioni. Non abbiamo bisogno, in un mondo in cui fin dalla nascita si è bombardati di virtualità, di sottrarre oggetti reali. Il libro infatti non è solamente il suo contenuto, da leggere su schermi o scaricare da internet (prestazioni sicuramente utilissime e spesso a loro volta insostituibili), ma anche oggetti da tenere sul comodino, da portare con sé in treno, passeggiando, su cui fare sottolineature o annotazioni, che diventano poi carichi del nostro vissuto e processo di interiorizzazione. Senza contare che può essere anche un oggetto bello e artistico, un dono o un ricordo. Non è un caso che, in controtendenza, accanto al libro pullulino tante piccole case editrici, perché, chiunque scriva, sa che affidare alla pubblicazione quei frammenti di anima nascosti in tanti cassetti e a volte anche di pregio e che nessun grande editore prenderà mai in considerazione, è ben diverso dal ricercare se stessi in un mare di brani pubblicati on line, che potranno magari perfino sopravviverci, ma non vivere, perché presto nessuno li aprirà più o li incontrerà mai E’ sempre un oggetto che passa dal cuore alle mani dei nostri cari o di chi ci ha conosciuti il luogo in cui la memoria continua ad essere vivente..
Maria Luisa Ferrantelli

qui una vignetta trovata su internet


Due omini di fronte a un libro, uno descrive l'oggetto sconosciuto: Si chiama libro. Si può leggerlo senza bisogno di uno schermo. Le pagine sono tutte accessibili e non scompaiono in caso di mancanza di corrente. E' più leggero di un portatile. Non sarà obsoleto il mese prossimo. E lei può anche prestarlo a suo padre senza dovergli spiegare come usarlo.

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Il teatro della settimana Santa


In diversi paesi e città del sud d’Italia per la Settimana Santa si svolgono manifestazioni religiose che spesso assumono gli aspetti scenografici di una manifestazione teatrale.
Qui sopra l'immagine della grande vara della "Scinnenza" che viene portata in processione a Caltanissetta il Giovedì Santo insieme ad atri quindici grandi gruppi statuari - allego un video reperibile su yutube che dà la dimensione dell'intera processione.



 Qui sono proposti due video di Angelo Scebba di Mazzarino  un altro  paese della Sicilia sempre in provincia di Caltanissetta 

http://youtu.be/1Lzjs7IE7Q4   (prima parte)

http://youtu.be/iPRJtgedLjk    (seconda parte)

Mazzarino. Il venerdì Santo si svolge in due momenti: al mattino alle 9:30 la Madonna cerca suo figlio visitando i sepolcri (le chiese delle parrocchie). Alla Madonna si uniscono San Giovanni e la Veronica. Gesù viene trovato con la croce sulle spalle e portato al Calvario  (una chiesetta in periferia del paese), dove viene messo in croce intorno alle 14:00. La funzione riprende la sera alle 20:00. Cristo viene sceso dalla croce e portato nel luogo della sepoltura (la chiesa di San Domenico) accompagnato da una folla imponente. Il venerdì Santo si conclude con il rientro della Madonna nella propria chiesa  (l'Addolorata) intorno all'una. Servizio: Paola Tongiorgi e Angelo Scebba.

Sempre in provincia di Caltanissetta a San Cataldo per la giornata di Pasqua i San Paoloni

Dodici testoni di apostoli vagano per il paese, sono increduli alle notizie portate dalle madonnine sulla Resurrezione, è un continuo andare avanti e indietro per la strada del paese,  il più incredulo è San Tommaso con la sua grande testa. E poi arriva il Cristo risorto. 


Un saluto a Enzo Jannacci

Ciao Enzo siamo con te in scarpe da tennis




(1964 - Jannacci) 

Che scusè, ma mi vori cuntav
d'un me amis che l'era anda a fa'l bagn
sul stradun, per andare all'idroscalo
l'era lì, e l'amore lo colpì.
El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu
rincorreva già da tempo un bel sogno d'amore.
El purtava i scarp de tennis, el g'aveva du occ de bun
l'era il prim a mena via, perché l'era un barbun.
Un bel dì, che l'era dre' a parla'
de per lu, l'aveva vista passa'
bianca e rossa, che pareva il tricolore
ma po lu, l'è sta bon pu' de parla'.
El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu
rincorreva già da tempo un bel sogno d'amore.
El purtava i scarp de tennis, el g'aveva du occ de bun
l'era il prim a mena via, perché l'era un barbun.
(parlato)Un bel dì a che'l pover diavul che riva na machina, ven giù vun e domanda: "Ohè!" "Chi a mi?" "Si', a lu, savaria, savaria no per piaseè la strada per andare all'aeroporto Forlanini?" "No, signore non sono mai stato io all'aeroporto Forlanini, non lo so in due l'è." "La strada per andare all'Idroscalo, almeno, la conosce?" Si, l'Idroscalo al so in dua l'è, al meni mi all'Idroscalo, vengo su anch'io sulla macchina, e' forte questa, e' forte la macchina. "Lasa sta la machina barbon." "No, signore vengo anch'io sulla macchina, non sono mai stato su una macchina io, Bella questa macchina...Ferma signore, che'l me lasa, che'l me lasa giu chi che sono arrivato, un piaseè che'l se ferma chi.
(cantato) Un piaseè, ch'el me lasa gio' chi
che anca mi mi go avu il mio grande amore
roba minima, s'intend, s'intend roba da barbon.
El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu
rincorreva già da tempo un bel sogno d'amore.
El purtava i scarp de tennis, el g'aveva du occ de bun
l'era il prim a mena via, perché l'era un barbon.
L'an trova, sota a un muc de carton
l'an guarda' che'l pareva nisun
l'an tuca che'l pareva che'l durmiva
lasa sta che l'è roba de barbon.
El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu
el purtava i scarp de tennis, perché l'era un barbun,
el purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu
el purtava i scarp de tennis, perché l'era un barbun...


La notizia della scomparsa

http://www.repubblica.it/persone/2013/03/29/news/enzo_jannacci_morto-55616988/

 

Due vecchi video

http://www.youtube.com/watch?v=noqfWkWn29w

http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/jannacci-vengo-anch-io-no-tu-no/123950/122437


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L’Amazzonia di Chiara


Il poeta Pino Canta mi ha inviato queste poesie dedicate a una ragazza italiana che ha varcato l’oceano per andare a fare la volontaria in Equador. Voglio proporle nel blog per rendere onore a delle minute donne coraggiose che cambieranno in meglio questo vecchio mondo. (f.z.)

Chiara t.  nel mondo

tutto un fondale oceanico
di bianchissime madrepore
colsi stanotte in un bel sogno marino
ma pieno anche di filari d’uva
e ulivi della tua terra

e dei tuoi sorrisi giovanili
che mi inondano  tutto
di contagiosa felicità di vivere
come rondini nel cielo azzurro
libere di volare sempre
e di posarsi a cantare solo
dove qualcosa colpisce
la tua sensibilità di donna
che sa cosa vuole
e lotta solo per questa meta
soltanto e sempre

Pino Canta       9-2-2013

Il grandioso e maestoso universo in te    Chiara t.

farfalle solari venute dall’ infinito
grandioso  e maestoso si sono fermate a riposare
sulle foglie di vite della tua terra
e portano linfa celestiale
dal profondo cosmo che ci avvolge
e ci sovrasta tutti
immettendoci nel sangue delle vene
l’energia sconosciuta dello spazio profondo
che scende sulla terra
attraverso le correnti ascensionali
dei venti cosmici

e arriva fino ai cervelli più profondi
come  il tuo che pensa spesso
all’inizio e alla fine delle cose

e cerca di capire come ha avuto inizio
il mondo quando e perché
senza un prima né un dopo
ma sempre vitale e  immoto
ogni momento e sempre

Pino Canta , 9-2-2013

Immagine dell’Amazzonia Equadoriana  - dal bloghttp://www.latitudeslife.com/2012/04/ecuador-il-cuore-nativo-dell%E2%80%99amazzonia/

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La vitturina del ‘56


 Mio padre era frenatore delle ferrovie dello Stato, un giorno io gli chiesi: “Perché non hai fatto carriera, visto che un po’ di scuola ce l’avevi?”. Mi rispose: “Il mio successivo avanzamento di carriera sarebbe stato quello di controllore e io voglia di controllare no ne avevo, sapessi quanta gente negli anni cinquanta prendeva il treno senza biglietto, dovevi pigliarli e accompagnarli nella stazione successiva al comando di polizia …”. E mi narrò una storia che dopo tanti anni ho cercato di scrivere. (nota - ho preferito chiamare quel treno vitturina, storpiatura popolare che è rimasta nella mia memoria di ragazzo, nelle ferrovie la chiamavano littorina; anche quest'ultima era una denominazione molto particolare, per qualche informazione tecnica in più http://www.alfonsomartone.itb.it/qsgzjw.html )

La vitturina del ‘56

Quella vitturina era una novità tecnologica, non puzzava di carbone e non sbuffava come il treno a vapore, era piccola, color caffè annacquato, viaggiava singola o accoppiata con un’altra di simile grandezza, tarta-tarta tartagliava per i campi, traballava ferrosamente. I passeggeri sobbalzavano come fossero in preda ad attacchi di singhiozzo: Tina aveva sempre paura che le uova saltassero fuori dal paniere e le proteggeva con le mani, don Pietro era costretto ad aggiustarsi sovente il berretto che nei sobbalzi più impetuosi cadeva sugli occhi, più in là stava a traballare il gruppo degli impiegati pendolari avvolto nelle chiacchiere e nelle nuvolette di fumo, il ragionier Mancuso teneva faticosamente aperte in aria le pagine del “Giornale di Sicilia” e cercava nel tartagliamento della vitturina di non perdere il filo della lettura.
Uno dei viaggiatori abituali era Carmelo: un viso cotto dal sole, giovane e insieme rugoso, con i capelli di un rossiccio ramato e gli occhi di cielo chiaro che guardavano all’orizzonte. Carmelo era figlio di un povero mezzadro di Grotte, che tra le tante disgrazie della sua vita aveva avuto anche quella di un figlio assente con la mente. Prendeva spesso la vitturina, andava ora a Caltanissetta, ora ad Agrigento, passeggiava diverse ore, poi riprendeva la vitturina per fare ritorno in paese. Il padre ormai non si opponeva più a quei viaggi, lo vedeva partire la mattina e diceva tra sé: “speramo ca torna rasserenato”. Carmelo aveva questo bisogno di muoversi durante la giornata e la vitturina era per lui provvidenziale, senza quel mezzo di trasporto sarebbe dovuto rimanere a girare per le strade del paese e la sua angoscia sarebbe aumentata, su fino alla crisi, fino a ritrovarsi alla sera con la bava alla bocca. Il viaggio con la vitturina lo chetava, quegli alberi che gli correvano dinanzi agli occhi, quei paesaggi ora pieni ora scarni lo lenivano, l’ansia pareva allontanarsi, la sera ritornava stanco e riusciva a dormire quasi serenamente.
Ogni mattina indossava il suo vestito di un verde improbabile, tendente al marcio-unto come il vellutino dei sedili della vitturina, e con la sua aria assente e dignitosa si avviava a passi spediti verso la stazione di Grotte. Quando Stefano Amico, controllore della vitturina, scorgeva sul piazzale della stazione il vestito verde di Carmelo, mormorava tra sé: “ci risiamo”. Carmelo sarebbe salito sù, si sarebbe seduto in uno scomparto, sempre vicino al finestrino, sempre con gli occhi sgranati a guardare fuori per tutto il tempo del viaggio, non una parola, sempre in quel modo, sempre senza biglietto.
Stefano Amico le prime volte aveva fatto il suo dovere, l’aveva accompagnato alla prima stazione successiva al Comando di Polizia ferroviaria, giusto come vuole il regolamento per chi non ha i soldi per pagare. Poi si era stancato di quella procedura e anche il brigadiere sbuffando gli aveva fatto capire che la sua puntigliosa applicazione del regolamento nel caso di Carmelo era “una grandissima rottura di …. per tutti”. Il risultato era sempre quello di alcuni minuti di ritardo per la vitturina che si andavano a sommare al ritardo normale tra le lamentele dei passeggeri. Fu così che Stefano Amico aveva accettato di tollerare la presenza-assente di Carmelo senza biglietto: l’unica sua preoccupazione era una ispezione.
Nel nostro Paese esistono, come forse in tanti Paesi, i controllori e gli ispettori che controllano il controllo dei controllori, e poi i direttori che controllano gli ispettori, e poi non si sa più …, perché la cima del Monte è confusa tra le nuvole. Stefano Amico aveva una gran paura delle ispezioni e non aveva tutti i torti se si pensa che la sua famiglia si reggeva in sei con il suo solo stipendio di ferroviere e correva in Italia l’anno 1956.
Quel giorno, l’ispettore Tornabene, della Direzione del Compartimento delle ferrovie di Palermo, stava dritto con il suo cappello dalla bordatura dorata sul piazzale della stazione di Serradifalco. Neanche il tempo di pensare per Stefano Amico che già il Tornabene era saltato sulla vitturina con un gesto saettante che contrastava con la sua pinguitudine: - Buon giorno. Tutto bene? –
-Tutto…- Mormorò Stefano e non finì la frase che già l’ispettore aggiunse: - Facciamo un controllo in vettura-.
L’ispettore Tornabene godeva di una cattiva fama tra il personale delle ferrovie al punto che si soleva dire: “Chi incontra Tornabene arriva male”. Per Stefano non era facile spiegare la presenza di Carmelo senza biglietto, l’obbligo per il controllore era di effettuare i controlli con rapidità subito dopo la partenza di ogni stazione e Carmelo era già salito alcune fermate prima.
- Il controllo dalla stazione precedente lei lo ha già svolto?- chiese l’ispettore.
- Non ancora completamente – disse Stefano nel tentativo di farsi schermo per successive giustificazioni.
-Bisogna essere più celeri, più celeri signor Amico.-
Per Stefano era come se si aprisse la terra sotto i piedi e la vitturina contribuì a quella sensazione traballando nel suo riprendere la partenza. L’ispettore cominciò subito ad aggirarsi per gli scomparti e come prima cosa chiese proprio a Carmelo di mostrare il biglietto.
- Biglietto. Biglietto? Biglietto!- Ripeteva Tornabene.
Carmelo volse i suoi occhi di cielo chiaro per scrutare l’ispettore e lo trapassò con uno sguardo in tutta la sua adiposità, poi si scrollò le spalle come per liberarsi dal peso di quella figura e riprese a guardare gli eucaliptus della stazione di Serradifalco che si allontanavano dondolati dal vento.
L’ispettore Tornabene si rivolse al controllore con aria autoritaria: - Dove è salito costui?-
- Alla stazione di prima… penso – mormorò Stefano titubante.
- Prima quale? A Serradifalco non è salito sicuramente, sono salito solo io. Ma lei lo ha controllato o no?-
- Sarà uno di quelli saliti nella stazione precedente che non ho ancora finito di co…controllare. – Dannatamente balbettò.
Tornabene lo guardava con i suoi occhietti neri piccoli e penetranti, Stefano sentiva rimescolarsi le budella.
Fortuna volle che il ragioniere Mancuso, che stava nello scomparto accanto, e che aveva seguito i fatti da dietro le grandi pagine del suo giornale, decise di intervenire in aiuto dell’imbarazzato controllore: - Il giovane è salito nella stazione precedente e se è sprovvisto di biglietto sono ben lieto di pagarlo io, visto che conosco i suoi genitori e sono loro amico.- Detto questo mise subito mano al portafoglio.
Tornabene fissò per un attimo il ragioniere Mancuso con aria indagatrice e questi rispose con un gentile sorriso che mostrava una vaga derisione; l’ispettore un po’ indignato dal suo sorrisetto si rivolse al controllore dicendo: - Bene. Che aspetta lei? Riempia il modulo con la sanzione compresa.-
Stefano prese il suo blocchetto dei biglietti e con perizia, tra i traballi della vitturina, riempì il modulo, si fece pagare dal ragioniere e poi lo consegnò all’ispettore chiedendo con aria preoccupata: - Va bene?-
- Certo che va bene signor Amico, ma deve consegnarlo al passeggero.-
- Al passeggero?- disse Stefano titubante.
- Certo è la prassi. Ma cosa vorrebbe fare?- Disse il Tornabene con aria scocciata e Stefano, che non voleva minimamente contrariarlo, obbedì.
- Ecco il biglietto.- Disse forte il controllore cercando di scuotere Carmelo che se ne stava con gli occhi fuggitivi verso la valle.
Come meravigliato dalla voce che lo svegliava da una profonda concentrazione Carmelo si volse verso di loro, osservò il biglietto ma non lo prese subito, prima tirò giù il finestrino, successivamente prese il biglietto dalle mani del controllore lo strappò velocemente in quattro pezzi e lo buttò fuori dalla vetturina:
-Non ho bisogno di biglietti io - .
Stefano osservò la sua voce esile e insieme decisa, era la prima volta che sentiva la voce di Carmelo, anche in passato tutte le volte che lo aveva accompagnato alla polizia ferroviaria non lo aveva mai sentito parlare.
Poi Carmelo rivolgendosi espressamente all’ispettore continuò a parlare con la stessa decisione: - Le vedi queste terre a perdita d’occhio? Sono tutte mie. Io ogni giorno prendo la vitturina perché da qui le vedo meglio, le controllo per non farle scappare. Le tengo tutte dentro la mia testa come tengo te in questo momento. In questo momento stai attraversando la terra mia, sei tu che devi pagare il biglietto.- Finito che ebbe di parlare, lanciò uno sguardo all’ispettore come a volerlo annientare poi si chiuse nel suo antico silenzio, si scrollò le spalle e si rimise a guardare la valle, il vento che entrava dal finestrino ancora aperto scioglieva i suoi capelli ramati rendendoli disperatamente dritti.
L’ispettore Tornabene sentì dentro sé il disagio del non capire, quel sottile disagio che ogni mente razionale avverte quando si imbatte in una mente che rotea con una diversa logica e con una diversa velocità, per un attimo ebbe paura.
Il ragionier Mancuso, visto l’evidente disagio dell’ispettore, trattenne un prepotente sorriso che gli affiorava sulle labbra, si avvicinò al Tornabene e con fare gentile chiese di appartarsi con lui e con il controllore un po’ più in là, lontani dalla vista di Carmelo. Quando furono ad una certa distanza il ragioniere disse: - Quello è uno dei baroni Scarano, pazzo furioso. Spesso il biglietto lo pago io o qualche altro viaggiatore per non fare storie e perché stimiamo la famiglia. La cosa più importante è non contraddirlo. Pare che tempo addietro con un morso sia stato capace di tirare via un orecchio a un brigadiere dei carabinieri. S’immagini quanto può essere pericoloso. Noi preferiamo pagargli il biglietto, così il treno cammina regolarmente .-
-Fate benissimo. Fate benissimo. Vi ringrazio a nome dell’Amministrazione. Molto bene. Poi una volta che il biglietto è stato pagato tutto è regolare.- Disse sollevato l’ispettore.
La pronta inventiva del ragionier Mancuso tranquillizzò definitivamente Stefano, l’ispettore proseguì il controllo ed evitò di passare vicino lo scomparto di Carmelo, l’idea di aver rischiato la perdita di un orecchio l’aveva reso guardingo.
- Ma lei, signor Amico, la storia dell’orecchio la sapeva e non mi ha detto niente? – Chiese l’ispettore con un certo astio mentre la vitturina stava entrando nella stazione di Caltanissetta.
- Lei ha cominciato subito il controllo da lui e se dicevo qualcosa si insospettiva, si poteva scatenare. Poi in ogni caso io ero pronto a bloccarlo.-
- Mi avrebbe salvato l’orecchio? –
- Mi creda, io e il ragioniere eravamo pronti a intervenire.-
- Ma è vero che quella terra è tutta di quel barone pazzo?-
- Non tutta certamente, ma molta di quella che si vede dal treno.-
- Come è vero che la fortuna è cieca. L’avessi io tutta quella terra - disse sospirando Tornabene e senza avvedersene sfiorò con la mano il suo orecchiò destro salvo.

La vicenda per quel giorno si concluse bene. Carmelo arrivò a Caltanissetta e camminò tanto, arrivò a piedi fino al ponte sul fiume Salso, percorse la strada dissestata che porta alla miniera, raccolse delle piccole pietruzze giallastre incrostate di zolfo e se le mise in tasca, poi riprese la strada per tornare alla stazione ferroviaria. Non mangiò niente quel giorno, si saziò appena con l’acqua che bevve dal palmo della sua mano alla fontanella della stazione. Ritornò al paese stanco, vagamente soddisfatto e riuscì a dormire. Domani sarebbe andato ad Agrigento, intendeva contare alcune pietre arenarie della Valle dei Templi, nel numero di quelle pietre intendeva scoprire il segreto del tempo che scorre.
03/03/2011 francesco zaffuto
.
immagine - la littorina color caffè che corre per i campi di grano gialli
altre opere di francesco zaffuto su http://groviglidiparole.blogspot.it/


Commento pervenuto tramite mail alla redazione di arpa eolica
da parte del poeta Calogero Di Giuseppe

Caro Francesco...
Leggendo il tuo racconto LA LITTORINA 56 sono tornato alla mia infanzia
e ho scritto questo mio pensiero.

LA VITTORINA 56 di
FRANCESCO ZAFFUTO

In ogni opera descrittiva, frutto di una mente ispirata, senza un tocco
di ironia perde la necessaria efficacia. In questo caso il sarcasmo è dosato
 con l’assurdo… tanto da far pensare all’agrigentino Luigi Pirandello.
Francesco Zaffuto nato a Grotte,  nel descrivere la Vittorina 56 e i suoi
 “viaggiatori”, quasi si diverte a descrivere con le sue trovate “assurde ma
probabili, schierandosi immediatamente dalla parte dei “perdenti”
concludendo teatralmente il racconto. Dopo aver chiesto al genitore:
 “Papà perché non hai fatto carriera, visto che un po’ di scuola ce l’avevi?”
L'autore non solo accetta il contenuto della risposta, ma ne fa il binario per
laVittorina della sua vita. Nota: Anche la linea ferrata Agrigento-Palermo
era attraversata dalle Littorine. Si fermava anche ad Acquaviva-Platani
ove Salvatore Quasimodo visse per qualche tempo col padre, ferroviere.
Pioltello 1 Aprile 2013 Calogero Di Giuseppe.




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segno e narrazione

raccontare dei dannati della vanità


Dafne Zaffuto - inchiostro - cm. 21x30

raccontare dei dannati del sociale che trascinano il peso del paese


 

                                                   Dafne Zaffuto - inchiostro - cm. 21x30


raccontare dei dannati della santità


                                                        Dafne Zaffuto - inchiostro - cm. 21x30

raccontare di un mondo capovolto


                                             Dafne Zaffuto - inchiostro - matite  - cm. 21x30



raccontare di un viaggio o di una fuga


                                              Dafne Zaffuto - inchiostro - matite  - cm. 21x30

raccontare della nostalgia di un ritorno


                                                 Dafne Zaffuto - inchiostro - matite  - cm. 21x30


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una luce dell'universo

C'è una luce nell'universo che in qualche modo ci portiamo dentro
se ci fermiamo un attimo
possiamo scorgerla
in qualche angolo della nostra memoria (f.z.)
Salvatore Salamone 
Genesi 1,14 tela, tè, zafferano e pastelli cretosi, cm. 80x100, 2012.
esposta il 10 agosto nella mostra collettiva: "L'Universo e i suoi misteri" a cura di Diego Gulizia, nei locali dell'Osservatorio Astronomico - Planetarium di Montedoro (CL)

La pagina di Arpa eolica dedicata a Salvatore Salamone detto Turi


Per i post recenti o in evidenza di Arpa eolica vai all’Home page

luci , drammi e speranze


Gli acquerelli di Floriana Quaini
 La maestria di Floriana ci permette di viaggiare dalla luce dei fiori e delle acque, alla narrazione della vita quotidiana, fino agli aspetti inquietanti della città e i suoi drammi ecologici. 

Quasi tutti i lavori dell’artista sono su carta Fabriano, 50% cotone – cm. 35x50 -  oppure cm. 45x60

Cominciamo dalla luce dei colori 


Siesta


Mondine


Maccagno - Lago Maggiore

La narrazione della vita quotidiana



Concertino


Sfida


Confidenze

e qui  la città e il dramma dell'inquinamento


notte e città


Smog


aiutooo!!

infine la poetica di una speranza


barche in riposo


inno alla bici
una bici capace di viaggiare negli spazi siderali
  Tanti acquerelli di Floriana Quaini si possono ammirare sul suo blog al link  

Digerire la Storia

… la Storia, quella con la S maiuscola, è una gran puttana … ben si ricorda dei suoi Nerone, Caligola, Hitler, Mussolini, dei suoi cesari veri e fasulli, sovrani e dittatori, di potenti santi e fottuti puttanieri,di intrighi orditi dalle cortigiane, del nome dei veleni, delle fameliche orge del potere. Nel suo farsi mezzana di casino, diventa menzognera e saputa nel suo fare: parla di economie, strutture e risultati, di corsi e ricorsi, corteggiando tutte le scienze, ma sempre con l’innato intento di prostituirsi al migliore offerente.
Come digerire la Storia? Possiamo farlo solo con un gran vignettista, riderci un po’ su, e se ci avanza un euro bere un bicchiere di vino.  Qui con Franco Portinari (che ringrazio per l’uso di queste immagini)  possiamo percorrere la Storia d’Italia dal novembre 2011, quando parve che un’epoca fosse tramontata.
Le vignette sono tratte dal blog di Franco Portinari  http://www.portoscomic.com/

Antefatto, il grande partito di governo è in difficoltà


Berlusconi, non ha più la maggioranza, e Napolitano chiama Monti


costretto a passare il campanello di comando al Tecnico

forse è la fine



arriva un anno di liquidazioni … per i partiti: al centro sinistra l’affare …

a destra la Lega “verde e integerrima”  vede scricchiolare il mito Bossi



I rampolli di famiglia rivelano d’identità


Maroni avvia l’operazione scopa


In Lazio una festa mascherata ci rivela Fiorito



Polverini in difficoltà



Ma ci stanno guai anche per l’Italia dei Valori 


chi ha qualche “risparmio” in più sogna la Svizzera, ma anche la Svizzera si indigna




Intanto anche gli “eccellenti” e i santi cominciano ad avere difficoltà in Lombardia

Anche molto più in alto ci sono guai,  e si deve spiegare l’esistenza del diavolo



Con una situazione così, basta una nuotata per prendersi la Sicilia


Cominciano le grandi manovre per le elezioni nazionali e il Monti comincia a cavalcare il centro





Il Bersani con una successione ideologica  straordinaria vince le primarie





I rottamatori sono avanzati, d’Alema si è fatto da parte ma …





nuove faticose primarie anche per i parlamentari, che implicano particolari emigrazioni






Ma c’è anche chi perisce con un solo Report






Il grande partito della destra si sta squagliando per eccesso di decenza




Si cerca un leader  di destra, con congressi e forse con primarie





Ma il leader già c’è




Intanto Monti detta la sua Agenda






Ma il Cavaliere ritorna




Arriva nuovamente  in TV





e risale nei sondaggi  con l’IMU – “andate riprendere i soldi in Posta”





Ma nuove forze avanzano






 E nuove forze franano




Le elezioni hanno prodotto strani risultati





e





Ma  di questi tempi accadono cose mai viste: il Papa non c’è più




… pardon, ce ne sono due




E in politica avanza un grande profilo costituzionale




Ma della legge guida occorre leggere bene tutti gli articoli






Intanto nel paese avanza un’ondata di integralismo





Ma almeno fino a giovedì 28 marzo 2013 per la Repubblica si prevede ….



Questa è la Storia con la S maiuscola, per quella con la s minuscola manca il lavoro e non si riesce a far quadrare i conti fino alla fine del mese ….

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